Con rigenerazione urbana si intende un programma di riqualificazione del territorio come rimedio al degrado urbano. Programmi del genere sono spesso svolti nelle periferie più degradate delle città, con interventi ecosostenibili finalizzati al miglioramento delle condizioni urbanistiche e socio-economiche, all'eliminazione delle baraccopoli e alla creazione di nuove abitazioni e imprese, cercando non di demolire, ma di far convivere vecchie e nuove strutture.

Il concetto di rigenerazione urbana ha assunto un significato che obbliga ad andare oltre le più frequentate e note nozioni di ‘recupero’, ‘riuso’ e anche ‘riqualificazione’, intesa questa ultima come un’azione, pubblica e/o privata, che determina un accrescimento di valori economici, culturali, sociali in un contesto urbano o territoriale esistente.

La Regione Lombardia, a sua volta, ha approvato la Legge regionale 26 novembre 2019 - n. 18 “Misure di semplificazione e incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) e ad altre leggi regionali.

Questa legge definisce all’art. 2 la rigenerazione urbana come “l’insieme coordinato di interventi urbanistico-edilizi e di iniziative sociali che possono includere la sostituzione, il riuso, la riqualificazione dell’ambiente costruito e la riorganizzazione dell’assetto urbano attraverso il recupero delle aree degradate, sottoutilizzate o anche dismesse, nonché attraverso la realizzazione e gestione di attrezzature, infrastrutture, spazi verdi e servizi e il recupero o il potenziamento di quelli esistenti, in un’ottica di sostenibilità e di resilienza ambientale e sociale, di innovazione tecnologica e di incremento della biodiversità dell’ambiente urbano” inserendo inoltre le iniziative sociali come fattori di rigenerazione urbana e le azioni di sostenibilità e di innovazione tecnologica tra gli strumenti da utilizzare.

La stessa norma introduce diverse premialità per chi costruisce, legate non solamente alle finalità sociali della rigenerazione, ma anche alle modalità attuative con le quali si realizzano gli interventi. In particolare, l’aumento dell’indice di edificabilità è riconosciuto all’art. 3 anche quando si applicano “sistemi integrati di sicurezza e di processi di gestione dei rischi dei cantieri, basati sulla tracciabilità e sulle attività di controllo, con particolare riferimento al movimento terra e alla tracciabilità dei rifiuti, che si basino su tecnologie avanzate”, tra cui la geolocalizzazione, la videosorveglianza e la protezione perimetrale per prevenire il “rischio di reato nel corso di tutte le fasi dei cantieri.

In epoca moderna la storia del rinnovamento urbano in Italia può essere divisa in tre fasi:

1-la prima fase ha avuto inizio intorno agli anni '70 ed ha avuto come elemento cardine la riqualificazione del centro storico come voglia di riaffermare un'identità locale nelle diverse città. 2-Nella seconda fase (fine anni '80) l'attenzione fu spostata nel recupero delle aree dismesse. L'ingrandimento delle città e il conseguente spostamento verso la periferia di attività lavorative, industrie, stazioni ferroviarie ma anche aree demaniali e case avevano reso necessario il reimpiego di ampie zone al di fuori del centro abitato.

3- L'ultimo ciclo, attualmente in fase di realizzazione, comprende non solo un miglioramento a livello architettonico dei quartieri residenziali costruiti nella seconda metà del '900, e lasciati in degrado per molto tempo, ma anche una serie di piani di mobilità sostenibile per una maggiore integrazione sociale ed urbanistica con il resto dell'ambiente urbano.




LA RIGENERAZIONE URBANA DI MILANO LA VISIONE DI 2030


Nel piano del Governo del Territorio Milano (PGT) sono previsti diversi obiettivi e le strategie da raggiungere entro il 2030 quali sono:


"Milano metropolitana è un sistema territoriale integrato, alimentato da una fitta rete di relazioni materiali e immateriali, che stabiliscono stretti nessi di interdipendenza e complementarietà tra i contesti urbani e territoriali che la compongono."

Il Piano per Milano 2030 non genera nuove volumetrie rispetto alla pianificazione vigente, ma tutela 1,7 milioni di m² dalla possibile urbanizzazione attraverso il ridimensionamento delle previsioni insediative e il vincolo a destinazione agricola di 3 milioni di m², riducendo così del 4% il consumo di suolo.

Milano assume – per la prima volta – la produzione di servizi eco-sistemici come forma di dotazione territoriale utile a ridurre le emissioni di gas serra e di carbonio e mitigare gli eventi estremi.



Milano 2030 vuole estendere il centro oltre i suoi attuali confini attraverso l’individuazione di nuove centralità. Un sistema di piazze radicalmente ripensate come porte a vocazione pedonale, cerniere in grado di stimolare investimenti volti al ridisegno dello spazio pubblico e a favorire il rinnovamento dei quartieri periferici.



Accrescere la qualità edilizia e urbanistica, potenziare il mix funzionale e la presenza e varietà di servizi pubblici e privati, salvaguardare il commercio di vicinato, valorizzare la qualità dello spazio pubblico, rafforzare le connessioni verdi, così da facilitare lo sviluppo economico, sociale e culturale dei contesti più fragili.



Nella rifusione della direttiva sul rendimento energetico degli edifici (EPBD, 2010/31 / UE), il termine edificio a energia quasi zero (comunemente abbreviato in NZEB) è stato introdotto e definito come un "edificio che ha una prestazione energetica molto elevata ... il quasi zero oppure una quantità molto bassa di energia richiesta che dovrebbe essere coperta in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l'energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze ”(Art. 2). La Direttiva stabilisce che, da gennaio 2019 per gli edifici pubblici e da gennaio 2021 per gli altri, tutte le nuove costruzioni dovrebbero raggiungere l'obiettivo NZEB definito a livello nazionale. L'articolo 9 dell'EPBD continua a richiedere agli Stati membri non solo di stabilire uno standard nazionale per NZEB, ma anche di promuovere attivamente una maggiore diffusione da parte del mercato di tali edifici.

Il dibattito sulla definizione di NZEB attraversa i confini dell'UE e coinvolge la comunità tecnica e scientifica internazionale. Diversi governi dell'UE ed extra UE hanno stabilito politiche e obiettivi ambiziosi affinché gli edifici a energia zero (ZEB) diventino standard o comuni. Per descrivere questi edifici a bassissimo consumo energetico viene utilizzata una serie di termini, tra cui: edificio a energia zero, edificio a energia quasi zero, energia netta zero, zero carbonio, energia zero, zero carbonio netto e zero energia netta. Nonostante la leggera differenza nei nomi, questi edifici puntano tutti a consumi o emissioni zero. Inoltre, qualsiasi energia consumata all'interno dell'edificio sarà compensata da fonti rinnovabili, solitamente in loco. Sfortunatamente, poiché le iniziative hanno definizioni diverse della metrica zero e diversi limiti di consumo e produzione di energia, il confronto diretto tra gli schemi è problematico.

Per comprendere le prestazioni energetiche degli edifici ad alta prestazione energetica, è fondamentale stabilire i fattori che fanno la differenza nelle fasi di progettazione e costruzione e durante l'intero ciclo di vita dell'edificio, quali:


- Limiti per l'uso dell'energia: le definizioni di energia regolamentata o gli usi finali inclusi o esclusi nel consumo energetico totale variano a seconda delle diverse politiche. Quasi tutti gli standard e le definizioni europee escludono i carichi a spina dal fabbisogno energetico dell'edificio calcolato poiché questi carichi non sono permanenti nella struttura dell'edificio. Altri standard e sistemi di contabilità energetica includono tutta l'energia consumata all'interno di un edificio; queste metodologie considerano solitamente il consumo energetico dell'intero edificio. Esistono anche differenze tra quelli che sono considerati appropriati sistemi di energia rinnovabile in loco per compensare il consumo di energia. Tutti i calcoli degli Stati membri dell'UE consentono un numero relativamente ridotto di soluzioni, come pannelli solari termici per acqua calda sanitaria o supporto al riscaldamento, fotovoltaico per autoconsumo, caldaie a biomassa e alcuni tipi di pompe di calore;


-Uso e / o consumo di energia: mentre la maggior parte delle definizioni NZEB considera solo l'energia utilizzata e generata nel corso di un anno, alcune regioni, come lo stato americano della California, con mercati ZEB in rapida crescita, incluso il solare fotovoltaico, hanno introdotto il tempo dipendenza come fattore significativo da valutare. Ciò consente un ulteriore vantaggio dai sistemi di energia rinnovabile in loco durante i picchi di domanda in un vicinato o nella rete di distribuzione di servizi pubblici;

-la selezione delle metriche: alcune definizioni NZEB utilizzano zero carbonio invece di zero energia. Le due metriche richiedono significative ricerche aggiuntive e analisi quantitative per comprendere i loro diversi impatti e le interazioni tra energia e carbonio.



Uno dei progetti finanziati dall'IEE che ha esplorato NZEB è stato ZEBRA2020; si è conclusa nel 2016 e ha prodotto importanti risultati:

-uno strumento di dati online che fornisce informazioni uniche sullo sviluppo del mercato NZEB, caratteristiche NZEB e un tracker NZEB online basato su una serie di criteri che valuta la maturità del mercato NZEB e visualizza dinamicamente i mercati NZEB nazionali. Il tracker ha mostrato un divario sostanziale nella maturità del mercato che ha fino al 2019/2021 prima della chiusura;


-due aspetti comuni che ostacolano il pieno sviluppo della maturità del mercato delle costruzioni NZEB e vanno oltre le differenze nazionali sono la mancanza di conoscenze professionali e schemi di finanziamento. Da un lato, sono necessari incentivi economici e programmi pilota per guidare la transizione del mercato agli NZEB, mentre dall'altro è stata individuata una mancanza di conoscenza ed esperienza professionale. La maggior parte dei paesi esaminati nel progetto ha evidenziato ostacoli alla diffusione di soluzioni tecniche innovative per il risparmio energetico tra progettisti e professionisti dell'edilizia, nonché una generale mancanza di conoscenza.

Per affrontare questi problemi, il progetto H2020 PROF / TRAC ha esaminato la necessità di definire e mappare le competenze NZEB in modo armonizzato tra i settori di lavoro. Lo schema di qualifica elenca le tecnologie e le competenze essenziali richieste per i professionisti che si occupano di NZEB, classificati nelle seguenti aree di competenza: gestione energetica, produzione di energia, riduzione di energia e competenze interdisciplinari. Le competenze specifiche, denominate qualifiche, descrivono in modo più dettagliato le conoscenze, le abilità e il comportamento richiesti da un professionista NZEB.

Per aiutare le principali parti interessate ad acquisire una migliore comprensione dei vantaggi di NZEB e per identificare schemi finanziari innovativi e soluzioni convenienti per la ristrutturazione e la costruzione di edifici pubblici, il Progetto eCentral di INTERREG Central Europe ha esplorato una serie di pan- Iniziative europee NZEB. Il progetto mira a superare la barriera comune della limitata capacità finanziaria per nuovi NZEB e ristrutturazioni. Si stanno sviluppando e testando schemi finanziari innovativi come fattore chiave per progetti di successo.

Incoraggiare nuove costruzioni e ristrutturazioni importanti e profonde che si sforzano di raggiungere i livelli di prestazioni NZEB è fondamentale per raggiungere lo scenario del patrimonio edilizio decarbonizzato.

https://www.buildup.eu/node/56943

Aggiornamento: 16 ott 2020


Cos'è l’architettura bioclimatica?

Un architettura che rappresenta quel complesso di soluzioni progettuali, le cui finalità sono il miglioramento e l’ottimizzazione delle relazioni energetiche tra l'ambiente naturale e l'ambiente confinato, ovvero il raggiungimento dell’efficienza energetica negli scambi tra esterno ed interno, per determinare le condizioni di comfort termo-igrometrico, acustico e luminoso, mediante la progettazione architettonica (Climate responsive design)

Progettazione con un approccio bioclimatico si basa sui tre livelli:

- Climatico ambientale; orientamento dell’edifico







- Tipologico; forma dell’edificio

- Tecnico costruttivo; caratteristiche dell’involucro







Progettare la forma dell'edificio permette di poterne controllare il comportamento termico delle due caratteristiche che incidono sul comportamento energetico:

1- Compattezza, il rapporto tra la superficie esterna dell'involucro e volume dell'edificio. a maggior compattezza corrisponde un minor contatto con le condizioni esterne.





2- Porosità, il rapporto tra volume pieno e volume vuoto dell'edificio (patii). Inserimento di patii Maggior ventilazione delle zone interne estate a maggior porosità corrisponde un maggior numero di superfici di scambio con l'esterno.



LA FORMA IDEALE TEORICA DELL'EDIFICIO

Gli edifici in clima mediterraneo tendono a privilegiare il fronte esposto a SUD per CAPTARE attraverso le vetrate in inverno (sole è basso) SCHERMARE facilmente le superfici vetrate in estate (sole è alto) i fronti EST e OVEST vengono limitati con aggetti orizzontali (balconi, logge) poiché le aperture su tali lati portano scarsa energia in inverno (sole debole e di durata limitata) e surriscaldamento in estate (sole basso) il lato NORD non riceve praticamente mai il sole (all'alba e al tramonto in estate) aperture ridotte per evitare dispersioni, e incremento dell’isolamento termico delle pareti esterne.


Caratteristiche che definiscono il comportamento dell'involucro:

L’involucro ha il compito di modulare le condizioni ambientali esterne in modo da creare all'interno condizioni più confortevoli. Le caratteristiche principali sono:

1. Isolamento; Resistenza dell'involucro al passaggio di calore In Nord Europa, l'isolamento come principale elemento di controllo del comfort abitativo e di riduzione dei consumi energetici, viene utilizzato diffusamente. Non è soluzione altrettanto soddisfacente nel clima mediterraneo, dove vengono utilizzati la pietra e i mattoni (architettura tradizionale) che, a differenza del legno, oltre ad isolare consentono - grazie all'inerzia termica – di accumulare e rilasciare calore, permettendo che la temperatura interna resti superiore a quella esterna durante la notte.

2.Pesantezza; è associata al concetto di massa termica (legata ai tipi di materiali ed elementi costruttivi scelti per l’involucro

3.Permeabilità; presenza di aperture nell'involucro, che permette il passaggio dell'aria dipende dalle dimensioni e dalla posizione della aperture stesse

4.Trasparenza; è associata al concetto di radiazione solare e irraggiamento termico.

5.Protezione dal sole;

6.Colore; è legato all'assorbimento superficiale e al trasferimento di energia per irraggiamento

*colori scuri elevato coefficiente di assorbimento da evitare nei climi caldi,

*colori chiari hanno un basso valore di assorbimento riflettono, riducendo la captazione di energia termica